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Gli antipasti che vi propone SalentoLab sono fortemente legati alle origini contadine del Salento. Le prelibatezze che oggi definiamo "antipasti" sono, in realtà, i piatti principali del passato. Le verdure abbondavano sulle tavole dei contadini e venivano diversificate ogni giorno con ricette ed accostamenti colorati e saporiti. "Pampasciuni" (lampascioni), "minungiane" (melanzane) e "peperussi" (peperoni) costituiscono l'antipasto di terra più gettonato. Certamente, l'antipasto salentino per eccellenza è la "pittula" che, in tutte le sue versioni, non manca mai sulle nostre tavole. Se ci spostiamo dall'entroterra alla costa, assistiamo al trionfo del pesce. Calamari, cozze, seppie vengono serviti insieme in gustosissime insalate condite semplicemente con olio e limone. Ma non dimentichiamo i ricci di mare! Una polpa arancione che racchiude tutto il profumo della scogliera, gustata in riva al mare a crudo, accompagnata solo da una crosta di pane fresco.
La pasta nel Salento, come in tutto il sud, è una delle protagoniste della tavola. Preparata soprattutto con acqua e farina di grano duro (meno presente l’uovo), la “pasta fatta a casa” veniva preparata con condimenti semplici: pomodoro a tocchetti e formaggio fresco le conferiscono un gusto che nessuna pasta industriale può eguagliare. I formati classici sono principalmente due: “li ricchiteddhe” (orecchiette) e "li minchiareddhi" o “maccarruni” (i maccheroncini). Secondo la tradizione, devono essere fatti a mano, usando un tocchetto di pasta ed un ferretto detto "acaturu". Vi possiamo assicurare che è necessaria un’abilità notevole per rendere cava la pasta senza farla attaccare al ferro!
Una volta, per molte famiglie salentine, avere un secondo era già un lusso. I piatti più comuni sono quelli offerti dalla terra, come ad esempio "li munaceddhre", ossia le lumache di terra, preparate con un soffritto o semplicemente arrostite nella cenere calda. La carne compariva nei giorni di festa, soprattutto se si allevavano in casa gli animali; "li turcinieddhri" e "li pezzetti ti cavallu" sono le prebalibattezze che ancora oggi fanno gola a molti. Il Salento, circondato da chilometri di costa, è ricco di pesce fresco pescato nelle nostre acque: "li pupiddhri" fritti o "la quatara" (zuppa di pesce) sono tipici nelle nostre zone.
Il Salento ha una tradizione culinaria basata sulle verdure e sui legumi..."Maritati"! Infatti, i pasti preparati dalle massaie non dovevano essere solo semplici e modesti, ma anche da consumare velocemente, tra una pausa e l'altra dal lavoro nei campi. Per questo legumi e verdura, ieri come oggi, spesso, costitutiscono un piatto unico, da consumare insieme. SalentoLab vi propone una serie di piatti da utilizzare come accompagnamento della carne o del pesce, o semplicemente delle minestre di legumi.
I dolci salentini presentano una grande varietà. Regina tra i dolci del Salento è la pasta di mandorla che è ottenuta dalla macinazione di mandorle sgusciate e zucchero. Essa assume forme diverse a seconda del periodo dell'anno: nel periodo natalizio viene modellata a forma di pesce (un antico simbolo cristiano che rappresenta il Cristo) e nel periodo pasquale a forma di agnello (anch'esso simbolo del Cristo pasquale). In entrambi i casi la forma di pasta di mandorla viene riempita con marmellata, che tipicamente è la "cutognata" (marmellata di mele cotogne) oppure la marmellata d'uva locale di varietà negroamaro detta "mostarda".